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WG 1.2: Comandante Zero – Parte Seconda

3 gennaio 2010

Traccia Parte Seconda WG Comandante Zero.
La guerriglia, inesorabile, ha coinvolto tutti i villaggi dei rivoltosi, estendendosi per gran parte del Paese.

Lunghezza massima indicativa commento (Parte Seconda del racconto): 300 parole.

Termine invio commento (Parte Seconda del racconto): 07/01/10.

Buona scrittura!

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  1. Efrem
    7 gennaio 2010 alle 13:46

    L’offensiva delle truppe governative era davvero dura. Se ero consapevole sin dall’inizio che le nostre richieste non sarebbero mai state accettate, seppi solo successivamente che il riferimento alle loro donne nella mia lettera fece arrabbiare così tanto Cadillo che nel leggere quelle righe ruppe il bicchiere di cristallo, con il quale sorseggiava il suo solito Cognac, e si ferì seriamente alla mano.
    Il mio maggiore cruccio nei giorni della guerriglia era quello di tenere uniti i ranghi, di mantenere alto il morale dei miei uomini. Ero seriamente preoccupato da questo aspetto e mi scervellavo nel trovare la maniera per non far pesare loro, oltremodo, le durissime condizioni nei boschi, gli stenti inumani, le gravi perdite di amici e parenti.
    Ma mio padre, come spesso accadeva, aveva ragione. Lui mi ripeteva in continuazione che gli ideali sono tutto nella vita: “fa qualcosa nella quale credi e tutto ti risulterà più semplice; non è detto che raggiungerai l’obiettivo, ma se ci credi con tutto te stesso vuol dire che avrai fatto tutto ciò che si poteva tentare”.
    Gli uomini e le donne dei villaggi erano così stanchi dei soprusi, così impazienti di conoscere quella libertà della quale io spesso parlavo loro, che erano proprio pronti a tutto pur di fronteggiare gli oppressori.
    Ed in effetti avevamo resistito più di quanto ognuno di noi potesse solo immaginare e ancora di più di quanto pensasse Cadillo; la nostra strenua lotta aveva fatto il giro del Paese e ormai tutti parlavano di noi, del Comandante Zero e dei suoi uomini senza paura. Di giorno in giorno altri villaggi si univano alla rivolta e le perdite venivano così numericamente bilanciate dai nuovi arruolamenti.
    Fu così che giungemmo alle porte della cittadina di San Carlos, pronti per quella battaglia unanimamente ritenuta quella decisiva.

  2. Kikka
    7 gennaio 2010 alle 22:01

    Nonostante i tentativi di accordi pacifici la guerra fu inesorabile come l’alba dopo un tramonto, fragorosa come il tuono di un lampo troppo vicino, sanguinosa come una ferita ancora fresca. E lunga, come la scia di oppressione e violenza che da troppo tempo perseguitava le popolazioni che quel giorno decisero di seguire me, l’uomo venuto dal nulla che prometteva di arrivare lontano.
    Non ero un gran condottiero ma gli amici mi aiutavano a preparare strategie, non un grande oratore ma gli studenti mi suggerivano cosa dire, non più coraggioso degli altri ma gli occhi dei bambini scansavano ogni paura.
    Grazie solo alla mia gente riuscivamo a tenere testa all’esercito di Cadillo, più numeroso e preparato di noi.
    La speranza di una vita migliore ci dissetava anche se non avevamo abbastanza acqua e la consapevolezza dei giusti placava la nostra fame: eravamo ridotti a scheletri ma facevamo paura per le nostre idee più che per il nostro orrendo aspetto fisico.
    Avevamo un solo obiettivo: resistere fino a quando non saremmo stati tutti ammazzati o fatti prigionieri. E l’avremmo raggiunto il nostro scopo, come se non lo avremmo raggiunto.

    P.S. Sono tornata dalle vacanze due ore fa e non ho avuto nemmeno il tempo di scrivere una bozza 😦 😦 😦

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