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WG3: Torno subito…

19 febbraio 2010

Il tuo nome è Luca, hai appena compiuto ventisette anni e vivi da solo in una piccola cittadina del centro Italia. Quello che stai attraversando non è uno dei periodi migliori della tua vita. Hai da poco perso il lavoro, la crisi economica si è fatta sentire anche nel tuo settore, e la storia con la tua storica ragazza è finita da qualche settimana. E’ del tutto naturale che il tuo morale sia ai minimi livelli.
E’ un pomeriggio estivo, come tanti altri. Hai appena terminato di pranzare ed esci a prendere un caffè al solito bar. Al suo interno ci sono quattro anziani che giocano a briscola: non proprio il massimo per chi ha solo bisogno di qualcuno che lo tiri su. Neppure il tempo di fumare una sigaretta che ti rimetti in cammino verso casa. Sei triste.
A metà tragitto ti affianca una macchina. Al suo interno una ragazza sconosciuta che abbassa il finestrino e ti chiede: “scusa, mi sai indicare l’autostrada?”. Tu le rispondi: “per andare dove?”. E lei: “e che importa, dimmi qual’è la più vicina”.
Sorridi, pensi ti stia prendendo in giro ma decidi di stare al gioco. “Non starai mica fuggendo? Hai appena commesso una rapina in banca?”. “No”, risponde lei, “sono solo in viaggio, è che non ho una meta precisa”.
“Perfetto, allora vengo anch’io”, aggiungi con tono scherzoso.
Lei apre la portiera e, senza aprir bocca, ti fa un cenno con la testa, invitandoti a salire in macchina.
Non è proprio da te fare una pazzia del genere, partire con una persona sconosciuta. E verso dove poi? Non è proprio da te partire senza avvertire nessuno, senza neppure uno zainetto con un paio di mutande di ricambio. Non è proprio da te partire con soli quindici euro nel portafogli.
Non è proprio da te.
E sali in macchina.

Per partecipare al gioco basta inserire un commento a questo articolo, attenendosi alle seguenti indicazioni.
Obiettivo: scrivere il Prologo del racconto “Torno subito…”, ispirandosi all’ambientazione fornita in questo articolo
Lunghezza massima indicativa commento (Prologo del racconto): 200 parole
Termine massimo invio commento: entro e non oltre il 28/02/10
L’intero racconto (Prologo compreso) deve essere scritto (narrato) in prima persona
La partecipazione al gioco implica la conoscenza e l’accettazione del regolamento

Tutte le informazioni sul gioco sono disponibili nelle sezioni Come si gioca e Regolamento .

Buona scrittura a tutti!

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  1. 19 febbraio 2010 alle 22:35

    Scusatemi, non so se qui si possono fare domande relative alla traccia, ma non ho capito se il discorso diretto che fornite devo trascriverlo pari pari nel mio racconto o se devo solo ispirarmici.

    Grazie,

    Michael.

  2. 20 febbraio 2010 alle 15:22

    Grazie per la domanda Michael. Prendiamo spunto da ciò per invitare tutti coloro che avessero dubbi di ogni genere ad inserire un commento nell’argomento di riferimento.
    Il preambolo fornito da noi, dialoghi inclusi, serve solo da ispirazione.
    In sostanza, il Prologo del racconto dovrà descrivere l’incontro tra te (Luca) e la ragazza e la tua decisione di partire con lei. La presenza di dialoghi è facoltativa e del tutto discrezionale; chi vorrà inserirli potrà prendere spunto da quelli scritti nella nostra ambientazione o crearne di totalmente differenti.
    Come potete notare leggendo i due racconti pubblicati (Comandante Zero e Crime Scene), la stesura finale conterrà solo quello che è stato scritto dall’autore che vincerà il gioco e nessuna delle varie descrizioni fornite da noi nell’introdurre le diverse fasi della competizione.
    Buona scrittura a tutti.

  3. Efrem
    22 febbraio 2010 alle 15:07

    Vado a prendere un caffè ma con questa sfiga troverò anche il bar chiuso. Perdere lavoro e ragazza nel giro di pochi giorni è difficile anche a farlo di proposito, invece nel mio caso sembra una cosa di routine.
    Beh, il bar è aperto ma la compagnia non è certo il massimo, torno a casa va’, meglio un pisolino.
    Una macchina mi affianca, dal suo interno una bella ragazza mi chiede indicazioni per l’autostrada. -Ce ne sono un paio, vai verso Nord o Sud?
    -Vado alla più vicina, ma non ti preoccupare, non sono una ladra in fuga.
    -E allora dove vai, se è lecito saperlo?
    -Mi sono presa una pausa dalla mia vita, viaggio e vado dove mi conduce la strada, dove mi porta il fato. Se non hai impegni vieni con me, ho proprio bisogno di compagnia.
    -Ma nemmeno ti conosco!
    -Beh, neppure io.
    -Non ho nulla con me!
    -Neppure io.
    Sarà il caldo, sarà la mia recente depressione, o forse la voglia di mandare a quel paese tutto e tutti e faccio per salire.
    Me ne pentirò, ne sono certo, me ne pentirò. Ma ormai sono in macchina, in una macchina che è già partita.
    Un respiro lungo e profondo: si parte!

  4. Polly
    22 febbraio 2010 alle 23:03

    Pensavo che il sole oggi riscalda particolarmente. E’ caldo,sì,sui trenta gradi ci siamo. Eh,cavolo poi il cielo è veramente limpido,le nuvole sembrano riccioli di panna,bellissime,come la panna del Bar di Pino,bella ma che non sa assolutamente di niente. Ma perchè me ne sto qui a pensare al sole,al cielo alla panna…Devo smetterla con questi pensieri da sfigato e pure frocio. Me ne torno a casa a bere qualcosa che qui il caffè pure fa schifo.
    Oh,una macchina verde accosta.Abbassa il finestrino una ragazza,uhm,carina.
    -Ciao scusami…eh ti volevo chiedere una cosa-
    -Prego-
    -In realtà non so cosa chiedere,mmh non so,dove mi consigli di andare?-Si guarda intorno.
    -Da chi scappi?- Dico serio,forse troppo.
    -No no,nessuno…eh che,voglio andarmene via-
    -Ah beata te,posso venire?- Sorido come un deficente,ho detto la stronzata colossale del secolo.
    Senza dire una parola,e sensa mandarmi a quel paese,guardandomi stralunata,mi fa cenno di salire.
    Non so che fare,salgo?Cazzo. Sì sono salito.
    Devo essere più fuori di testa di quanto pensassi…

  5. 23 febbraio 2010 alle 22:43

    Le due e mezza, “Ci starebbe proprio un caffè.”
    Esco di casa, capelli arruffati e maglietta sporca; chi se ne importa, visto il periodo, non è sicuramente un problema.
    Fuori, il caldo afoso mi investe come un treno; ma mi avvio ugualmente verso il Bar Bologna.
    Mentre passeggio, osservo i cartelloni dei film: Terror, Un uomo chiamato vendetta e Laura al centro del caos. L’ultimo sembra il riassunto dell’ultimo mese. Laura, quattro anni insieme solo per perderla di colpo; poi pure il lavoro, che sfiga.
    Arrivo al bar. Gli schiamazzi di quattro vecchietti mi distraggono: vorrei poter essere così spensierato. Ordino un caffè, e poco dopo ho la tazzina in mano.
    Appena finito, mi avvio verso casa. Durante il tragitto però vengo affiancato da un’auto; a bordo una ragazza bellissima mi guarda.
    «Scusa, mi indicheresti l’autostrada?»
    «Quale devi prendere?»
    «E’ uguale! Dimmi la più vicina!»
    «Non starai fuggendo, vero?»
    «Certo che no!» dice squadrandomi «Viaggio semplicemente senza meta.»
    «Che forte!» rispondo ridendo «Allora vengo con te!»
    “Luca, ma che dici? Non la conosci nemmeno!”
    Lei apre la portiera e mi dice di salire.
    “Luca… non fare cazzate! Non hai soldi! Non hai nulla!”
    “Al diavolo” penso, e salgo in macchina.

  6. Veronica
    24 febbraio 2010 alle 14:36

    La crisi era stata annunciata ma non ci avevo creduto. Ora sono senza lavoro, senza ragazza e, praticamente, senza speranze. In crisi, appunto. Ora crederci è più facile.
    Trascorro ore intere seduto in un bar a bere caffè e sentire le risate di quattro vecchietti che giocano a briscola. Ognuno di loro potrebbe essere mio nonno ma sono tutti più allegri di me. Mi disturbano; quando si è tristi si diventa incredibilmente insofferenti.
    Esco dal bar e mi incammino verso casa. Non c’è nessuno per strada; meglio così, voglio stare da solo. Peggio, sono solo.
    All’improvviso una macchina mi si accosta, una ragazza si allunga verso di me chiedendomi: «Scusa, mi sai indicare l’autostrada?»
    «Quale autostrada?»
    «Una qualsiasi, dimmi qual’è la più vicina»
    Nonostante tutto, ridacchio. E’ pazza, totalmente pazza.
    «Non starai mica fuggendo? Hai appena commesso una rapina? Sei latitante?».
    «No» risponde seria «Sono in viaggio, ma non ho una meta precisa».
    «Mi piace. Vengo con te».
    Sono pazzo, totalmente pazzo. Non è da me. Sono senza soldi, senza vestiti, senza nessuna delle cose che servono per un viaggio.
    La ragazza mi apre la portiera e mi fa cenno di salire.
    Io scendo dal marciapiede e salgo in macchina.

  7. 24 febbraio 2010 alle 18:14

    La ragazza non mi guardava. Teneva gli occhi fissi davanti a se e sembrava concentrata su qualcosa di molto più alto della domanda che mi aveva rivolto. Farfugliai qualcosa a proposito delle autostrade che conoscevo, ma fui poco convincente perché cominciò a fissarmi intensamente. Il cellulare si mise a vibrare nella mia tasca. Il mio capo che non vedeva l’ora di infierire ancora dopo avermi licenziato oppure la sorella della mia ex che voleva venire a prendere le sue cose? Non m’importava, non volevo rispondere al mondo che mi aveva tradito in meno di ventiquattr’ore. Persino i vecchietti seduti alle mie spalle fuori dal bar dove avevo bevuto un caffè costosissimo e disgustoso parevano indifferenti di fronte al mio dramma.
    Guardavo solo quegli occhi grandi, e non capii quando mi fece cenno di salire.
    Potevo scappare davvero? Potevo fuggire la realtà e rifugiarmi in un nuovo mondo, sprovvisto della mia vita che lasciavo così alle mie spalle? Potevo infilare la chiave nella toppa della prigione della mia esistenza inesorabilmente crollatami addosso ed evadere?
    Il cellulare vibrava.
    Rapido e leggero girai intorno alla macchina e aprii la portiera; con un gesto buttai il cellulare in un cestino lì vicino.
    Potevo scappare.

  8. writegamer
    24 febbraio 2010 alle 23:33

    -Allora, dove si va?
    -Prosegui per un chilometro, troverai la tua autostrada. Poi a destra per Roma.
    -Ok, copilota, Roma sia. Si parte allora.

    La strada continuava a scorrere sotto le ruote di quella splendida Audi e io non avevo ancora avuto un ripensamento. Quindici euro, un licenziamento e una storia di sette anni alle spalle, tutto quello che avevo con me.
    -Non ci siamo ancora presentati. Piacere io sono Luca.
    -Francesca.
    Mi tese la sua mano, piccola, ma con le dita affusolate. Mentre la afferravo riuscivo a sentire il calore che scaturiva dal suo corpo. I capelli coprivano metà del suo viso ed erano pettinati per nascondere una piccola, ma evidente cicatrice vicino ad un occhio. Ruppi gli indugi.
    -È tanto che viaggi senza meta?
    -È tanto che sali sulle auto delle sconosciute?
    -Ok, ok, non volevo offenderti. Riformulo. Da dove vieni?
    -Che importanza vuoi che abbia da dove vengo o dove sono diretta? L’importante è non perdersi nemmeno un minuto di tutto quello che c’è in mezzo.

    Per quanto si sforzasse di essere misteriosa, i suoi occhi non riuscivano a celare un pizzico di tristezza.
    Non sapevo niente di lei, ma era come se la conoscessi da sempre.

  9. Fabio Catalano
    25 febbraio 2010 alle 18:49

    Accadde, finalmente. Una rivelazione, di quelle potenti, che lasciano il segno. Un diluvio che porta via ogni cosa, bella o brutta che sia. Mi ci tuffai sotto, sperando che l’acqua corrodesse la mia pelle, scavasse nel mio corpo per profanare il tempio di dolore che mi avevano edificato nel petto. Eppure c’era il sole, la luce mi costringeva a tenere gli occhi socchiusi. Non mi importava, quello era il mio temporale, la mia tempesta di fulmini. Ogni provocazione, insulto, incomprensione vennero colpiti da folgori potenti. A provocare tutto questo fu un sorriso. Mi mancava questa espressione di gioia, da qualche settimana nessuno si permetteva anche solo di rivolgermi la parola. Entravo al bar, non c’era neanche bisogno di chiedere il caffè, lo trovavo già lì, caldo al punto giusto. Lo bevevo e lo pagavo, a volte non mi ricordavo se avevo lasciato i soldi e allora tornavo indietro e pagavo di nuovo. Buffo, avrò fatto felice la cameriera con tutte le mance che lasciavo. Il demone se n’era andato, esorcizzato da un’estranea.
    “Grazie” le dissi.
    Non sapendo che cosa rispondere rimase in silenzio.
    “Comunque mi chiamo Luca”.
    “Giada” mi disse sorridendo.
    “Allora dove andiamo?” chiesi.
    “A incontrare Dio” mi rispose.


    Io ho postato il racconto ma non sono iscritto a niente. Mi fate sapere se posso partecipare? Grazie

  10. 26 febbraio 2010 alle 00:49

    Ciao Fabio, per giocare a WriteGame non bisogna essere iscritti a nulla. Se ti iscrivi a questo blog riceverai in automatico una mail di notifica ad ogni nuovo articolo inserito: questo può esserti utile per ricordare le scadenze di ogni fase del gioco, ma non è assolutamente obbligatorio.
    Buona scrittura.

  11. Francesca R. Mascioli
    26 febbraio 2010 alle 15:28

    Tamburellavo con le dita sul ripiano del tavolo, fissando apatico il piatto vuoto. Sospirai malinconico ripensando agli ultimi sviluppi della mia vita, un disastro su tutta linea. Nemmeno una stretta di mano alla consegna della lettera di licenziamento, taglio del personale dovuto alla crisi dissero, ma le brutte notizie non viaggiano mai sole. La mia amata mi aveva dato il ben servito, senza nemmeno provare a inventare una patetica scusa, ti lascio, così, a bruciapelo.
    Mi alzai armato di buone intenzioni, azzardando persino uno sprint fino alla porta di casa. Una passeggiata sotto il caldo sole estivo, forse avrebbe sciolto i miei tarli. Mi ritrovai davanti al solito bar frequentato dall’immancabile arzillo quartetto, intento a giocarsi la partita della vita a briscola. Mentre mi girai per tornare indietro, con la stessa enfasi di un bradipo, mi si affiancò una macchina.
    “Scusa? Sai dove si prende l’autostrada?”. Chiese la ragazza al volante.
    “In quale direzione?”.
    “Non fa differenza. Vado ovunque mi porti la benzina”. La guardai perplesso.
    “Se non hai niente da fare vieni con me” Mi disse, sfoggiando uno di quei sorrisi angelici.
    “Così magari riesco a fare anche il pieno” Aggiunse poi.
    Il dubbio del mio gesto mi assalì solo dopo che lei ebbe ingranato la marcia.

  12. 27 febbraio 2010 alle 16:22

    Non appena aprii il portone, l’afa investì il mio volto, facendomi mancare il respiro.
    Cominciai a sudare. Non bastava perdere il lavoro e rompere con la ragazza nel giro di una settimana. Doveva essere anche l’estate più calda di tutti i tempi!
    Entrai nel bar della piazza per un caffè. Quattro vecchietti giocavano a briscola, mentre il barman lucidava annoiato i bicchieri. La speranza di qualche piacevole chiacchiera svanì e con essa la voglia di caffè.

    Passeggiavo depresso, quando la voce di una ragazza mi ridestò
    «Ehi tu!»
    Mi guardai attorno confuso. Una macchina rosso fuoco era accostata alla strada, alla guida una bellissima ragazza bionda.
    «Dici a me?»
    «E a chi altri? Ci sei solo tu!». In effetti a quell’ora non c’era mai nessuno. «Sapresti indicarmi da che parte è l’autostrada?»
    «Dipende da dove sei diretta. Se vuoi andare verso…»
    «Dimmi la più vicina!»
    «Cos’è? Stai scappando?»
    «Macché! Semplicemente non ho una meta!»
    «Cavoli, non sarei mai capace di una cosa simile…»
    «C’è sempre una prima volta!» disse aprendo la portiera dal mio lato. La guardai imbambolato. «Allora, vieni o no?»
    Non so se fu l’istinto, la voglia di mollare tutto o semplicemente il sorriso ammaliante di quella ragazza. So solo che salii in auto, con lei che schiacciava a tutto gas l’acceleratore.

  13. Gillano
    28 febbraio 2010 alle 17:39

    – E stai fermo, bastardo, tanto non mi scappi più!
    Mi guardo intorno circospetto, ma nessuno mi ha visto: è buio e Central Park è deserto, benché l’aria di luglio sia ancora calda a quest’ora.
    Guardo la mia vittima che tenta i liberarsi. Mi avvicino al suo viso e lo fisso. La somiglianza è incredibile: siamo due gocce d’acqua. È legato come un salame, ha un fazzoletto in bocca e gli occhi pieni di terrore. Sono sbucato dal nulla e l’ho immobilizzato con una forza ed un’agilità che non immaginavo neanche di possedere.
    Mentre lo guardo negli occhi terrorizzati, mi chiedo come ho fatto a cacciarmi in questa situazione assurda. Con la memoria torno indietro, a soli due giorni fa: tutto è cominciato sul lungomare di Sabaudia.
    Stavo tornando a casa dal bar del Lido, dove ero andato per affogare nell’alcol il dispiacere per la perdita del lavoro ed il dolore per esser stato mollato da Carla (ma essendo astemio mi ero limitato ad un caffè), quando sentii la voce della donna che avrebbe cambiato per sempre la mia vita:
    -Scusa, mi sai indicare l’autostrada?
    Quando alla mia domanda
    -Per dove?
    rispose che era in viaggio senza meta sapevo che stavo per cacciarmi nei guai, ma quando risposi
    -Allora vengo con te!
    non immaginavo fino a che punto…

  14. Gillano
    28 febbraio 2010 alle 17:57

    ERRATA CORRIGE
    Central Park è desertO

  15. 28 febbraio 2010 alle 21:40

    È un normale pomeriggio estivo, il caldo si appiccica alla pelle e si suda ininterrottamente. Mi trovo in un bar: c’è gente che fuma sigarette, anziani uomini e giovani esultanti per la vincita della squadra del cuore, tutti incollati allo schermo della sala che manda il canale: Sky
    Ho sempre sognato la libertà, magari un giorno volerò come un gabbiano sul mare, penserò alla mia vita come le mie piume.
    M’incammino verso casa, s’è fatto tardi, l’orologio digitale in gomma strilla: 18:30, è ora di tornare alla tua dimora! Ma non ne ho voglia, se passasse una macchina e m’invitassero a salire per viaggiare senza meta accetterei con nessuna esitazione.
    Una Ferrari mi sfreccia davanti, poi torna indietro. Dentro vedo una donna: ha biondi capelli che le ricadono sulle spalle, occhi nascosti da occhiali da sole neri e labbra verniciate di rosso vermiglio.
    “Mi indichi la via per l’autostrada?”
    “Per quale?”
    “Ha importanza? L’importante è scappare!”
    “Se fossi svitato salirei con te, fuggirei anch’io.”
    “Allora accomodati!”
    Salgo. Non so quello che faccio o perché, l’importante è scappare da questo schifo di vita!
    Ed infine chiedo:
    “Dove andiamo?”
    “All’inferno!” Accelera e sotto le mie indicazioni seguiamo la meta.

  16. 28 febbraio 2010 alle 22:53

    @Gillano: correzione eseguita.

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