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WG 3.1: Torno subito… – Parte Prima

1 marzo 2010

Il viaggio è iniziato e la strada scorre liscia e veloce sotto di voi. Sei ancora un po’ confuso per essere partito in questo modo ma sei sereno, come non ti capitava da tempo.

Siete due perfetti sconosciuti, così il discorso non può che vertere su di voi: avete entrambi voglia di sapere qualcosa l’uno dell’altro. Chi siete? Cosa avete fatto nella vostra vita? Cosa vi piace e cosa proprio non sopportate? Quali sono i vostri sogni e i vostri ideali? (…)

Nella Parte Prima del racconto Torno subito… tu e la tua nuova amica fate conoscenza attraverso il racconto di particolari della vostra vita, del vostro carattere, del vostro modo di pensare e di fare.

Lunghezza massima indicativa commento (Parte Prima del racconto): 300 parole
Termine massimo invio commento: entro e non oltre il giorno 05/03/10
L’intero racconto deve essere scritto (narrato) in prima persona

Buona scrittura.

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  1. Fabio Catalano
    3 marzo 2010 alle 19:04

    Vorrei fare una domanda, se possibile. Quanto va rispettata la consegna di ogni parte? Il pezzo è pronto, pulsa nella cartella dei racconti, ma non so se devo cambiare alcune cose. Le mie “creature” parlano, anche del loro carattere. Ma per come le ho intese non mi va di anticipare alcuni aspetti, come sogni, ideali oppure scene del passato. Ho preferito mantenere una coerenza con il prologo. Se non va bene provo a provvedere, ma ora che mi sto affezionando mi dispiacerebbe cambiare il loro modo di essere 🙂
    Grazie in anticipo

  2. 4 marzo 2010 alle 13:42

    La data di consegna è tassativa mentre sul numero di parole cerchiamo di essere più elastici.
    Per quanto concerne la trama, per così dire, di ogni sezione di racconto, è indispensabile attenersi alla traccia fornita, sebbene lo si possa fare nelle maniere più svariate. In altri termini e nel caso specifico, la Parte Prima del racconto “Torno subito…” dovrà necessariamente contenere uno scambio di opinioni tra te e la ragazza dal quale emergano alcune caratteristiche distintive dei due personaggi. Se vuoi mentenere celato qualche aspetto, fallo pure, così come sei libero di scrivere di aspetti che non sono stati espressamente indicati nell’ambientazione.

  3. Fabio Catalano
    4 marzo 2010 alle 14:35

    La Smart bianca si faceva strada nel traffico, Giada cambiava le marce senza esitazione. Ogni tanto gettava un occhio allo specchietto come se stesse controllando il passeggero sul sedile posteriore, che in quel modello d’auto non era previsto. L’ultima cosa che disse mi aveva lasciato confuso, non ero neanche sicuro di aver capito bene. A incontrare Dio? Cosa voleva dire? Glielo chiesi.
    “Sei sicura della risposta che mi hai dato?”
    “Certo. Credevo che mi avessi chiamato, ieri sera.”
    “Come?” Ero sicuro di aver frainteso di nuovo le sue parole, come potevo averle parlato? Ero stato tutto il giorno in casa con il naso incollato alle pagine di un libro, il cellulare era spento. E poi non l’avevo mai incontrata prima di quel pomeriggio. Decisi di non approfondire la questione, almeno per un po’.
    “Di dove sei?” chiesi per cambiare discorso.
    “Un posto lontano, non ci sei ancora stato.”
    “Beh, okay. Io sono di…”
    “Sanremo.” terminò la frase per me.
    “Giusto. Penso sia inutile chiederti come fai a saperlo.”
    “Sei più perspicace di quanto credessi.” un altro sorriso abbagliante.
    “Vuoi dirmi qualcos’altro sulla mia vita?” le chiesi con tono ironico.
    “Mah, magari più tardi.”
    Stavo uscendo di testa. Pensai che si trattasse di uno scherzo, organizzato dai miei amici per tirarmi su di morale. “Come ti hanno convinta?”
    “Sei stato tu, eri proprio triste.”
    “La vuoi piantare? Ma cosa stai dicendo? Io non ti conosco, come fai a sapere cose su di me, che per altro non ti riguardano?”
    “Se vuoi scendere mi fermo.” la sua espressione non era cambiata.
    “Che palle! No, non voglio scendere.”
    “Le altre persone che ho avuto modo di incontrare hanno preferito andarsene. Buffo, credevo l’avresti fatto anche tu.”
    “Mi hai troppo incuriosito. Finché non saprò mi dovrai sopportare.”
    “Anche io sono testarda, sai?”
    “Meglio così.”

  4. Fabio Catalano
    4 marzo 2010 alle 15:13

    Scusate se posto tutti questi commenti… Mi è venuto in mente che fra due settimane vado in gita (dal 20 al 25) e non potrò mandare nulla… Quindi se non c’è una soluzione annuncio il mio ritiro per non togliere il posto agli altri.
    Ciao 😦

  5. Francesca R. Mascioli
    4 marzo 2010 alle 16:52

    La piccola utilitaria sfrecciava sull’asfalto liscio dell’autostrada, vedevo scorrere davanti ai miei occhi i cartelli delle località, mi stavo allontanando da tutto e da tutti. Non mi capacitavo ancora dell’accaduto, di sicuro era stata un’azione avventata nella mia vita così lineare, eppure non provavo alcun senso di smarrimento. Escludendo l’ultimo sorpasso che aveva invece scosso il mio istinto di sopravvivenza.
    “Non vorrei interrompere la tua fase di profonda riflessione esistenziale, ma potrei sapere almeno il tuo nome?”.
    “Luca”.
    “Claudia, piacere”.
    “Ma tu recuperi chiunque dalla strada?”.
    “No, solo i casi disperati. La tua espressione sconsolata e avvilita mi ha incuriosito. Sai com’è, mi adopero per le cause perse”. Mi disse sorridendo.
    “Ti è mai capitato di avere tutto, sentirti appagato, e poi ritrovarti all’improvviso senza più niente in cui facevi affidamento?”.
    “Causa persa. Diciamo che non ho il tuo stesso potenziale di cattiva sorte”.
    “Allora perché stai scappando?”.
    “Pensi questo? No, sto solo cercando l’indipendenza. Qualcosa di mio”.
    “E non ti spaventa andare così all’avventura?”.
    “Scherzi? Un pizzico di adrenalina nella vita serve. Non siamo poi così diversi, altrimenti non saresti salito in macchina con una sconosciuta. A meno che tu non sia rimasto folgorato da cotanto fascino”.
    Scoppiai in una sonora risata.
    “Il tuo ottimismo sta cominciando a contagiarmi”. Le dissi.
    “Filosofia personale. Ho salutato parenti e amici, mi sono presa un anno di aspettativa dal lavoro e via, tanti saluti e abbracci”.
    “E cosa speri di trovare?”.
    “Bisogna trovare per forza qualcosa? Si vedrà, per ora mi godo il viaggio”. Mi rispose allegra.
    “Potrebbe rivelarsi un’esperienza indimenticabile”.
    “E chi lo sa”. Disse facendomi l’occhiolino.

  6. Gillano
    4 marzo 2010 alle 23:23

    Devo assolutmente portare quest’uomo nel posto stabilito per lo “scambio” e devo farlo in fretta; mi rimane poco tempo e comincio a sentire la stanchezza del viaggio.
    Riesco a stento a trascinarlo verso il furgone, noleggiato al mio arrivo all’aeroporto JFK solo poche ore fa e lasciato in sosta all’altezza dell’Ottantaquattresima. Caricarlo non è facile, poiché non la smette di agitarsi e di mugugnare. Gli assesto un pugno nei reni con tutta la forza che ho in corpo e in qualche modo lo butto nel bagagliaio; torno al posto di guida e, in un lago di sudore, avvio il motore.
    Attraverso la Madison e poi svolto a destra, immettendomi su Park Avenue: la mia meta è ancora distante ed troppe cose possono andare storte. Mentre guido lentamente verso sud, attento a non dar nell’occhio, sento nella mente la sua voce.
    – E allora, dimmi, cosa stavi facendo tutto solo vicino al ponte*? Stavi forse pensando di buttarti di sotto?
    Chiese lei, guardando la strada sfrecciare sotto le ruote, mentre teneva saldamente il volante con le mani affusolate e bianche, con le unghie lunghe e smaltate di nero, i capelli corvini scompigliati dal vento.
    – Ma cosa dici? Non farei mai una cosa simile!
    La mia risposta impacciata e niente affatto convinta non dovette passare inosservata alla donna misteriosa appena conosciuta, poiché si girò e guardandomi negli occhi con uno sguardo penetrante a tal punto da mettermi a disagio, replicò:
    – Vedi Luca, forse puoi mentire a te stesso, ma non provarci neanche a mentire a me…
    Quelle parole mi gelarono il sangue nelle vene, e malgrado l’arsura estiva mi vennero i brividi. Dissi quasi balbettando:
    – Ma si può sapere chi sei tu? E come fai a conoscere il mio nome, visto che io non te l’ho detto?

  7. Gillano
    4 marzo 2010 alle 23:24

    * il ponte sul lago di Paola, che collega la città di Sabaudia al lungomare

  8. writegamer
    5 marzo 2010 alle 11:12

    – Ok, non vuoi parlarmi di te. Dovrò indovinare, allora. Direi che sei dello Scorpione, piena di risorse, portata al rinnovamento e con un grande magnetismo fisico, che poi è ciò che mi ha spinto a salire in macchina. Sicuramente non hai ancora trovato il tuo modello di vita, visto che sei ancora in viaggio. La tua voglia di vivere alla giornata, ogni istante come se fosse l’ultimo, non è una prerogativa del tuo segno, ma penso sia dovuta maggiormente al fatto che sei andata troppo vicino alla morte. Pensavi che i capelli potessero nascondere quella cicatrice? È stato così brutto l’incidente?
    – Davvero impressionante! Avresti capito tutto questo guardandomi negli occhi? Sono colpita, vuoi calcolarmi l’ascendente ora?
    Una pausa, poi continuò sicura.
    – Va bene, se questo è il gioco, allora giochiamo. Tu sei del Toro, testardo, presuntuoso, non incline al cambiamento e questo mi fa chiedere perché tu sia salito in macchina. Anche tu possiedi un discreto magnetismo, che poi è ciò che mi ha spinto a invitarti a salire. Sei insicuro e questo non appartiene al tuo segno, è da quando ti sei seduto che non fai che pensare se stai facendo un errore oppure no. Non sei così bravo a nasconderlo. Allora, da chi stai scappando?
    – Probabilmente da me stesso.
    – Non hai ancora trovato la tua strada, vedo.
    – L’avevo trovata, ma ora sono senza lavoro e senza fidanzata. Ho solo voglia di ricominciare da capo.
    Silenzio.
    La strada correva veloce e io ero stranamente sereno in macchina con un’estranea e senza una meta. Poi lei disse qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la mia vita.
    – Anch’io ho solo voglia di ricominciare. Tu scappi da te stesso, io invece, sto inseguendo me stessa. Non sono qui per caso. Davvero non mi riconosci, Luca?

  9. 5 marzo 2010 alle 16:03

    Che paradiso. Non ero mai salito su una decappottabile. Il vento mi passa tra i capelli mentre sfrecciamo veloci per l’autostrada.
    Al mio fianco, lei. Così bella e così misteriosa. Siamo partiti ormai da un po’, ma non abbiamo ancora parlato; non riesco a decidermi ad aprire bocca.
    «Allora? Che mi dici di te?» inizia lei come se mi leggesse nella testa.
    «Beh… tanto per iniziare, piacere… »
    «No» mi interrompe «non dirmi il tuo nome, non ha importanza!»
    «E perché no?»
    «I nomi, benché ne dicano, non sono nostri. Non li scegliamo. Ciò che veramente importa è quello che decidiamo di fare, le nostre azioni.» mi risponde tutta tranquilla «E’ per questo che viaggio senza meta. Non voglio programmare nulla, voglio disegnarmi il destino giorno dopo giorno. Immagino che anche tu la pensi così, nessun altro avrebbe avuto il coraggio di intraprendere un viaggio del genere altrimenti.»
    «Sai…» le dico grattandomi il mento «non avevo mai pensato di vivere in questo modo. Prima di salire su questa macchina ero un abitudinario, sopraffatto dalla routine. Mi piace il tuo punto di vista.» le dico accennando poi un sorriso «Da quant’è che sei in viaggio?» chiedo poi a bruciapelo.
    «Tre anni.»
    Sussulto un attimo sul sedile.
    «Tre anni? Caspita! E come fai per vivere?»
    «Ho qualche soldo da parte, e ogni tanto mi fermo un mesetto in qualche paesino a fare qualche lavoretto.» Fa una pausa. «E ovviamente cerco di non spendere più del dovuto.»
    «Incredibile, non ho mai conosciuto una come te! Comunque sei strana! Non ti offendere però!»
    «No, non mi offendo, tanto è solo questione di punti di vista.»
    «Cioè?»
    «Io mi sento normalissima, e com’è che si dice? “Nel mondo degli anormali è il normale ad essere anormale.”»
    “Non ha tutti i torti.” Penso guardando le innumerevoli auto attorno a noi.

  10. Veronica
    5 marzo 2010 alle 16:06

    Mi siedo meglio sul sedile e mi allaccio la cintura. Dopotutto, ho ancora un briciolo di buonsenso. Mi giro verso la ragazza mentre lei parte.
    «Scusa ma visto che guidi la macchina su cui seduto seduto…chi sei?»
    Alza un sopracciglio senza nemmeno guardarmi e imbocca la strada che le ho indicato. «Sei tu che sei salito, nessuno te l’ha chiesto».
    «Il che comunque non risponde alla domanda».
    «Mi chiamo Giulia e sto facendo un viaggio. E scusa, ma visto che sei seduto nella mia macchina… chi sei?»
    «Mi chiamo Luca, non so che farò della mia vita, non ho un lavoro, non ho una ragazza, e, a quanto pare, nemmeno una meta. Vuoi sapere altro?»
    «No, grazie».
    «Sei una di poche parole» osservo.
    «Basterebbe capire quelle poche».
    «Prova ad aggiungerne altre»
    «Fuggo dalla realtà perché mi opprimeva. Agisco d’istinto, cerco di non pensare. Mi piace viaggiare, ho sempre viaggiato molto, fin da quando ero piccola. Suono la chitarra, frequento il primo anno di università e adoro il rosso. Va bene così?»
    «Meglio». E’ simpatica, folle ma simpatica. Sorrido. «Sei strana, lo sai?»
    «Sei salito sulla macchina di una perfetta sconosciuta senza sapere dove sta andando e senza nulla con sé. Ti reputi normale?»
    Touché.
    «Colpito e affondato» borbotto.
    Sorride, senza voltarsi. «Tu che tipo sei?»
    «Uno che ha sempre saputo cosa fare, ma stamattina ha fatto un’eccezione a cui piace viaggiare. Vedi, abbiamo già qualcosa in comune.»
    Mi sorride e non risponde. Dovrei sentirmi terrorizzato da questa situazione, invece non vedo l’ora di partire, cambiare aria. Una svolta, ecco di cosa avevo bisogno.
    «Dove vuoi andare?». Siamo ad un incrocio, i cartelli indicano alcune delle mete possibili. Non li guardo, rispondo d’istinto: «A sinistra».
    Lei sorride. E gira a destra.
    Sorrido anch’io. Non so perché, ma ne ero sicuro.

  11. 5 marzo 2010 alle 19:28

    “Come ti chiami ragazzo?” La voce della bionda che è seduta accanto a lui sul sedile della Ferrari, lo fece affiorare di nuovo alla realtà.
    “Luca e tu?” chiede con disinvoltura.
    “Emily”
    “Bel nome!”
    “Anni?” domanda lui, con gl’occhi che scrutano l’autostrada.
    “Lo sai che l’età non si chiede alle donne?”
    “Ma tu mi sembri solo una ragazza!”
    “Ad ogni modo ne ho ventisette”. Rimane basito da quella scoperta, giudicava la sua improvvisata compagna di viaggio molto più giovane.
    “Io venticinque” fa un breve pausa.
    “Che fai?”
    “La mia vita dici? Beh il solito strazio, rinchiusa in quella jungla di cemento che chiamano città” Emily risulta stranamente assente agl’occhi del ragazzo.
    “Tutto è successo quando ho cominciato a rubare, prima furti inutili. Comprendevano per lo più scippi, poi le gioiellerie. Così la polizia mi ha scovato ed è incominciata la fuga con questa bella ragazza che ho chiamato Nami”
    “Intendi l’auto?”
    “Già il mio ultimo furto e poi qui a narrare le mie disavventure ad un ragazzetto che fino a qualche minuto fa viveva tranquillo la sua vita”
    “ Ti sbagli! Io non ne potevo più della mia vita!”
    “Allora siamo in due” concluse Emily ammiccando con un sorriso malizioso.

  12. 5 marzo 2010 alle 19:32

    errata corrige: “Allora siamo in due”

  13. Efrem
    6 marzo 2010 alle 02:16

    Stavolta mi ha fregato la strategia. Avevo in mente un’idea per la Prima Parte del racconto, poi ho iniziato a leggere i racconti degli altri giocatori e mi hanno messo in confusione. Mi sono fatto influenzare e sono finito con il non essere più convinto della mia parte e non l’ho pubblicata.
    La prossima volta non leggerò.
    Ciao a tutti.

  14. 6 marzo 2010 alle 12:00

    @Fabio, nel caso accederai alle fasi successive, ci dispiace se i tuoi impegni ti impediranno di continuare a partecipare a questo WG. Magari riuscirai a scrivere prima di partire e appena tornato o a trovare un accesso ad internet mentre sarai fuori, ormai ce ne sono ovunque.
    @vinci, correzione eseguita.
    @Efrem, leggere le parti di racconto degli altri giocatori è un’arma a doppio taglio: usare con cautela. E’ una questione di strategia, hai ragione.

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