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WG 3.2 Torno subito… – Parte Seconda

6 marzo 2010

Il viaggio è iniziato. Tu metti subito in chiaro di essere praticamente senza soldi ma trovate la soluzione per viaggiare per diversi giorni senza preoccuparvi di cibo e benzina.

Stabilisci con lei quale sarà la prossima tappa.

E’ una scelta molto importante, da ponderare accuratamente e la tua nuova amica ti spiega il perchè. 

La soluzione per i soldi, il nome della successiva tappa del viaggio e l’importanza della sua scelta sono elementi da indicare espressamente nella Parte Seconda.

Termine invio commento – entro e non oltre il 10/03/10

Lunghezza massima indicativa commento – 300 parole

Buona scrittura.

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  1. Francesca R. Mascioli
    10 marzo 2010 alle 16:33

    La radio accesa suonava una vecchia canzone degli anni ’50 che cominciammo a cantare a squarciagola. Un duetto di tutto rispetto. Tra un acuto e l’altro, si inserì il contrabbasso del mio stomaco. Aveva preso a brontolare.
    “Non vorrei fare l’uccello del malaugurio, ma volevo avvertirti che in tasca ho solamente 15 euro, e non credo che andremo troppo lontano, anche perché mi sta venendo fame”. Le dissi.
    “Aha”.
    “Quindi?”. Incalzai.
    “Quindi cosa? Potresti sempre fare una rapina”.
    “Non mi sembra il caso”.
    “Un sequestro con riscatto, ti piace di più?”.
    “Nemmeno”.
    “Sì, forse è troppo articolato. Scippo?”.
    “Ma dai!”.
    “Come la fai difficile! Io le idee almeno te le ho date, potresti anche non essere così selettivo!”. Sfoggiò un sorriso diabolico e per un attimo temetti per la mia incolumità.
    “Ti svelo un segreto”. Deglutii preoccupato.
    “Ho un bancomat! Tutto mio pensa!”.
    “Perché non lo hai detto prima?”.
    “Perché devo sperperare i miei magri guadagni da sola? Vorrà dire che rimarrai in debito con me. Presenterò fattura”.
    Il sorriso diabolico non accennava a smorzarsi.
    “Sei mai stato in Spagna? ”. Feci cenno di no con la testa.
    “Ho un cugino che abita a Barcellona. Potremmo fare una sosta da lui”.
    “Saranno più di mille chilometri, è una bella traversata”.
    “Non vuoi dare una bella scossa alla tua vita? E poi, è la soluzione migliore per dimenticare”.
    “Sì, ma …”.
    “Scusa cosa altro hai da perdere?”.
    Non aveva tutti i torti.
    “Perché proprio Barcellona?”.
    “Sarà la nostra base di partenza. Ho grandi progetti ragazzo”. Di nuovo quel sorriso.
    “A volte ti temo”.
    “Ci sarà da divertirsi, vedrai”.
    “Ed è quello che ci serve!”. Esclamai.
    “Come te la cavi con lo spagnolo?”.
    “Scarso, anzi un vero disastro”.
    Il viaggio proseguì con Claudia che si improvvisò professoressa di spagnolo.

  2. 10 marzo 2010 alle 17:30

    Francesca R. Mascioli c’è! Forza aspiranti Luca, il tempo scorre.

  3. 10 marzo 2010 alle 22:14

    – Come conosco il tuo nome non è importante. Chi sono lo capirai molto presto, e lo capirai bene!
    E pronunciando queste parole la mia misteriosa compagna di viaggio fece un ghigno malvagio. Quella situazione non mi piaceva affatto: già di mio ero sull’orlo di una crisi nervosa, in bancarotta, senza lavoro e senza affetti, ed ora mi ritrovavo in auto con una donna che mi conosceva e che mi parlava con tono minaccioso.
    – Guarda, io non ho soldi qui con me; a dire la verità non ne ho proprio: sono stato licenziato e non ho neanche più un impiego. Cosa vuoi da me?
    – Non preoccuparti Luca, quello che voglio non si compra con i soldi. Tu preparati, stai per fare un lungo viaggio: domani sera devi essere a New York.
    – Cosa? Stai scherzando? Ma non ci penso neppure! A parte il fatto che ho paura di volare, ma io non…
    – Piantala! Ora stai zitto e ascoltami bene…
    Accelerò e le sue parole si persero nel vento.
    Quando finì di parlare ero bianco come un lenzuolo, la fronte imperlata di sudore e la consapevolezza di non poter più decidere della mia vita. Cosa potevo fare se non quello che mi aveva ordinato?
    L’uomo che ho nel bagagliaio, che potrebbe essere il mio clone, continua ad agitarsi e a tirar calci. Se un poliziotto dovesse fermarmi sarei spacciato, ma non posso certo fermarmi per farlo star buono.
    È notte fonda e non c’è traffico. In aereo ho cercato di imparare a memoria la pianta della città ed ora mi muovo agevolmente. Giunto a Union Square, mi immetto sulla Broadway. Sto percorrendo la strada che ho sempre desiderato vedere ma non mi accorgo neanche delle luci e del panorama. Ho una missione da compiere: se non effettuo la consegna entro dieci minuti sono morto.

  4. Veronica
    10 marzo 2010 alle 22:15

    «Senti, non è per lamentarmi… ma io non ho soldi con me…».
    «Nessun problema, ho quelli sufficienti per la benzina e conosco alcuni amici in vari luoghi che ci daranno una mano per tutto il resto».
    «Per essere una così folle da non avere una meta precisa sei ben organizzata, te lo riconosco».
    « “C’è sempre un po’ di logica nella follia” diceva Nietzsche».
    Pure le citazioni! Sarà anche pazza, ma comincia a piacermi.
    «Sei piena di risorse».
    «Ovviamente». Sorride. Certo che ha proprio un bel sorriso.
    «Spiegami perché mi hai chiesto dove volevo andare se non mi hai ascoltato».
    «Ti ho ascoltato eccome. Ho semplicemente esercitato il mio diritto a non darti retta».
    «Hai sempre la risposta pronta?».
    «Molto spesso» ridacchia «voglio essere buona e richiedertelo: dove vuoi andare?».
    «Mi ascolterai sul serio?».
    «Tenterò».
    Sembra incredibile, ma non mi venne in mente proprio nulla. Mille volte nella vita si pensa di scappare, ma quando lo fai sul serio le idee effettive su dove andare sono prossime allo zero.
    «Pensaci pure con calma» mi tranquillizza e poi puntualizza «L’importante è che ci pensi bene, è una tappa importante».
    «Illuminami. Come mai?».
    «Hai mai sentito il detto “Chi ben comincia è a metà dell’opera”?».
    «Proverbi a parte, che c’è di tanto importante nella prima tappa?».
    «Prima di partire ho deciso che la prima tappa sarà la città di cui visiterò tutti i monumenti, ecco che c’è».
    «Va bene, allora Parigi. Così dovrai visitarla tutta. Hai amici anche lì?».
    «Naturalmente. E comunque non c’è nessun problema, mi piacciono le sfide».
    «Ribadisco il concetto: tu sei pazza!».
    «Vista la situazione non sono sicura che tu sia nella posizione adatta per dare a me della pazza. Sbaglio o non hai soldi con te?».
    Sospirai. Se avessi immaginato che avrei avuto a che fare con un osso duro del genere forse non sarei salito in macchina.
    O forse non sarebbe cambiato proprio niente.

  5. 10 marzo 2010 alle 22:20

    Piccola premessa: Questa parte di racconto è continuativa a quella precedente, siccome avevo già iniziato ad affrontare l’argomento soldi nella prima parte, ho deciso di continuare la stessa situazione. Spero non sia contro le regole.

    «In ogni caso, non ho un soldo» le dico amareggiato.
    «Non è un problema, come ti ho detto, ho qualche soldo da parte.» mi dice senza battere ciglio.
    «Devi avere proprio una bella sommetta in banca!» dico sghignazzando.
    «In banca? Chi ha parlato di banca?» e mentre parla infila una mano sotto al mio sedile e tira fuori un grosso sacco di stoffa.
    «Aprilo.» mi dice con un tono che mi sembra tanto un ordine.
    Rimango a bocca aperta. Mai visti tanti così assieme. Il sacco è pieno zeppo di banconote da cinquanta euro.
    «Cazzo! Saranno 10.000 euro!»
    «12.550 per la precisione.»
    «Ma… »
    «No» mi interrompe «non chiederlo.»
    «Che cosa?»
    «Come ho tutti quei soldi.»
    «Ok.» rispondo un po’ imbarazzato.
    Cerco di cambiare discorso «Quindi dove siamo diretti adesso?»
    «Ma mi ascolti mai quando parlo?»
    «Perché?»
    «Ti ho già detto che viaggio senza metà» mi risponde sbuffando «e soprattutto che non voglio programmare il mio destino. Vivere giorno per giorno, è questa la chiave.»
    «Ok… vivere giorno per giorno… allora oggi dove andiamo?»
    «Ecco, vedo che hai capito lo spirito! Comunque fammi pensare» mi dice mentre si arriccia i capelli con una mano «che autostrada è questa?»
    «La A14.»
    «Beh… prima eravamo a Bologna.» mi dice guardando i cartelli «Potremmo fermarci a Faenza.»
    «A Faenza? E perché?»
    «Per prima cosa perché non ho mai visto Faenza: se non sbaglio hanno delle ceramiche fantastiche. Inoltre il mio istinto mi dice di fermarmi là.»
    «Il tuo istinto?»
    «Si. Non sbaglia mai.» dice tutta seria, ma poi accennando un sorriso continua «E dai! Vedrai che ci divertiremo!»
    «E va bene!» dico stiracchiandomi sul sedile «Vada per Faenza!»

  6. writegamer
    10 marzo 2010 alle 23:57

    -Devi venire con me.
    -Prima voglio sapere chi sei e come fai a conoscermi.
    Mi feci serio e iniziai ad agitarmi. Quello non era più un gioco. Non mi trovavo più in auto con una sconosciuta e non stavo partendo senza meta. Il mio destino era scritto, la strada da percorrere già disegnata.
    -Non abbiamo tempo. Ho prenotato un volo per Londra, il check-in è fra pochi minuti. Ti spiegherò in volo.
    Una voce all’aeroporto: “Il volo della British Airways per Londra è in partenza dall’uscita ventuno”.
    -Ma ho solo quindici euro con me.
    -I soldi non sono un problema, ho un fondo per le emergenze che mi ha lasciato mio padre.
    -Dove stiamo andando?
    -Londra.
    -Perché Londra?
    -Tuo padre..
    -Lascia stare mio padre. È morto quando avevo quattro anni in un incidente stradale insieme a mia madre.
    -Lo so o, meglio, so dell’incidente, ma solo tua madre morì in quel terribile scontro. Tuo padre si salvò per miracolo e con lui c’era una bambina di nove anni.
    -Che cosa vuoi dirmi?
    -Ti sto dicendo che tuo padre è vivo, ma ora è in pericolo. Mi ha chiesto di cercarti e portarti con me. Sei l’unico che può salvarlo.
    -Vuoi dire che mi ha abbandonato e dopo ventitré anni, solo perché è in pericolo, viene a chiedere il mio aiuto?
    -Ti ha dato in affidamento per proteggerti. Era troppo pericoloso tenerti con lui. Quello in cui morì tua madre non fu un incidente, ma un attentato e la vittima doveva essere tuo padre. Nostro padre. Luca, io sono tua sorella.
    Ci fu un attimo di silenzio, proprio mentre l’aereo era pronto per decollare. La spinta mi attaccò al sedile e per un momento ebbi paura.
    Avevo fatto di tutto per evitarlo, ma alla fine il destino mi aveva trovato.

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