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WG 4.2 Doppio gioco – Parte Seconda

31 maggio 2010

Hanno iniziato da chi ti sta vicino, ma vogliono te.
Forse vogliono ucciderti, forse hanno solo bisogno di te.
Riescono a consegnarti un cellulare con il quale ti daranno indicazioni su quello che devi fare.

Descrivi le modalità di consegna del cellulare e la prima conversazione telefonica, soffermandoti sulla richiesta che hanno da farti.

Lunghezza massima indicativa commento (Parte Seconda del racconto): 300 parole
Termine massimo invio commento: entro e non oltre il giorno 06/06/2010
L’intero racconto deve essere scritto (narrato) in prima persona

Buona scrittura

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  1. Francesca
    2 giugno 2010 alle 17:34

    Andrea mi tirava per un braccio mentre io cercavo di riordinare le idee ed i ricordi galoppavano.
    Il suo primo bacio nell’aula buia in un pomeriggio d’inverno con la paura di essere scoperti e le notti trascorse nel suo letto facendo all’amore per ore bevendo caffè e mangiando cioccolatini ripieni di rum.
    Il Professor Debenedictis, per tutti, per me semplicemente “Giugi”.
    Arrivati a pochi metri dalla Chiesa di San Francesco seduto in un angolo un barbone strimpellava sulla sua chitarra scalcagnata un fado portoghese la sua tristezza si plasmava alla mia, colonna sonora perfetta a quella giornata di pioggia e di morte.
    Per un attimo i nostri occhi si sono incrociati ed il gesto di dovermi avvicinarmi a lui l’ho interpretato ed eseguito senza pensare, quasi come un automa mi sono inginocchiata davanti a lui mentre il suo cane scodinzolando mi leccava la mano che gli porgevo per prendere il cellulare che senza alcuna parola mi consegnava.
    Neppure il tempo per fargli una domanda che ha iniziato a vibrare fra le mie dita facendomi sobbalzare, mentre Andrea si dimenava dal lato opposto della strada, desideroso che lo seguissi.
    – Pronto? Con voce indecisa ho iniziato una conversazione a cui non ero affatto preparata..
    – Ascolta e non parlare, Max ci ha provato ma “lui” è stato più furbo ed ora la sua materia grigia è sparsa sul pavimento della cucina, ora tocca a te, so che sai leggere l’animo delle persone che hai delle capacità particolari, Max me ne ha parlato, ora tocca a te.
    – Chi è Max, di cosa parla, chi è “lui”, cosa vuole da me, io devo partire.
    – Tu ora sei mia farai quel che ti ordinerò di fare, vai a casa preparati, questa notte ti verrò a prendere e lo incontrerai, se vuoi vivere.

  2. Cesare
    2 giugno 2010 alle 19:53

    Lo sguardo vitreo di Roberta mi pugnalava senza pietà. Dal taglio alla gola, il sangue aveva smesso di colare, ma era ancora fresco. Cercai di cacciare via le lacrime, ma era quasi impossibile. Evitavo di parlare, perché sapevo che la mia voce sarebbe stata rotta dal pianto. Andrea era accanto a me; era stato lui a condurmi lì, voleva mostrarmi che facevano sul serio.
    Mi accovacciai e, sebbene mi provocasse un profondo dolore, chiusi le palpebre alla vittima. La mia migliore amica era morta per colpa mia.
    All’improvviso il rumore della vibrazione di un telefono riempì le mie orecchie; il cellulare era nella mano destra di Roberta. Lo afferrai e notai che non era il suo; sul display era visualizzato “Numero Sconosciuto”. Guardai Andrea perplesso. «Rispondi» mi disse.
    Una voce proruppe dal telefono. «Immagino che abbia già visto la sua amica, signor Ranzini. Me ne compiaccio, ma saltiamo le formalità. Noi vogliamo che lei usi le sue abilità per nostri fini, ma non si preoccupi, è uno scambio vantaggioso. Immagini di poter incrementare per dieci volte le sue capacità, non sarebbe fantastico?»
    Non c’era nessuno profilo psicologico da fare di quella persona. Era odio. Puro e semplice. Provai ribrezzo, poi rabbia. Cercai di capire di quali abilità stessero parlando. Possibile che volessero le mie abilità in campo psicodiagnostico?
    «La sento perplesso. Forse ha cercato di dimenticarlo, lo ha seppellito in fondo al suo animo, ma il suo potere resterà sempre con lei»
    Ogni fibra del mio corpo vibrò, il terrore percorse il mio animo.
    Ricordavo ancora le parole di mio padre.
    “Tutti hanno i propri scheletri nell’armadio, ma basta solo saperlo chiudere bene”.
    «Fontana di Trevi, domani, alle quattro e mezza di pomeriggio». Quelle furono le sue ultime parole, poi un suono proveniente dal telefono segnalò la fine della telefonata.

  3. Efrem
    6 giugno 2010 alle 14:37

    Io, Andrea e Davide. Eravamo bravi. Avevamo messo su una società di comunicazione. Scrivevamo discorsi per manager e politici, correggevamo bozze di qualsiasi tipo, inventavamo slogan pubblicitari e avevamo creato una piccola ma intraprendente e coraggiosa casa editrice.
    Tutto bene, fino a quella telefonata della Kissinger & Co. Ci proposero un’ottima collaborazione, lavoro per due anni, buon fisso trimestrale ed un premio al raggiungimento dell’obiettivo.
    Avremmo dovuto far entrare il loro tonno in scatola tra i quattro più venduti del continente.
    Il nostro metodo di lavoro prevedeva alcune fasi strategiche. Una di queste consisteva nel trascorrere tre giorni all’interno la società per la quale stavamo lavorando. Per capire meglio la vera mission dell’azienda, per assaporare la stessa aria di chi ci aveva commissionato il lavoro, insomma per conoscere meglio i nostri clienti.
    E fu così che Davide lesse quel fascicolo riservato. E capimmo che stavamo lavorando per una compagnia che non rispettava i minimi criteri normativi e che grazie ad un giro di mazzette, conoscenze e ricatti riusciva spesso a farla franca.
    Quando Davide ci raccontò di aver fotocopiato il libro mastro mi misi le mani tra i capelli. C’erano i nomi delle maggiori famiglie mafiose.
    Driiin… driiin…
    “Il tuo telefono dov’è?”.
    “Hanno detto di sbarazzarmene”.
    “Anche a me, poi me ne hanno fatto trovare subito un’altro”.
    “Sì, pronto! …sì, ok… mhhhh…mhhhh… ho capito… . Ma noi…pronto?…pronto?. Hanno attaccato, porca puttana! Dicono di non tornare a casa e che ci contatteranno alla tre di questa notte, dobbiamo essere qui”.
    “Ma che vogliono ancora da noi? Non fu un incidente, hanno scritto, che mi prendete per il culo? Sulla morte di Davide abbiamo fatto come ci dissero, non una parola con nessuno. Tu non ne hai parlato con nessuno, vero Andrea?”.
    Ma lui si era già incamminato.

  4. Efrem
    6 giugno 2010 alle 14:41

    E’ possibile cambiare la frase:
    “Voglio che non torniamo a casa, dicono che ci contatteranno di nuovo alle tre di questa notte, dobbiamo essere qui”
    con questa:
    “Dicono di non tornare a casa e che ci contatteranno alla tre di questa notte, dobbiamo essere qui”.
    Grazie.

  5. 7 giugno 2010 alle 12:35

    Modifica apportata Efrem, la tua richiesta è stata inoltrata prima della scadenza del termine per la consegna.

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