WG3: Torno subito… di writegamer

WG3: Torno subito… di writegamer

Prologo – Senza meta

-Allora, dove si va?
-Prosegui per un chilometro, troverai la tua autostrada. Poi a destra per Roma.
-Ok, copilota, Roma sia. Si parte allora.

La strada continuava a scorrere sotto le ruote di quella splendida Audi e io non avevo ancora avuto un ripensamento. Quindici euro, un licenziamento e una storia di sette anni alle spalle, tutto quello che avevo con me.
-Non ci siamo ancora presentati. Piacere io sono Luca.
-Francesca.
Mi tese la sua mano, piccola, ma con le dita affusolate. Mentre la afferravo riuscivo a sentire il calore che scaturiva dal suo corpo. I capelli coprivano metà del suo viso ed erano pettinati per nascondere una piccola, ma evidente cicatrice vicino ad un occhio. Ruppi gli indugi.
-È tanto che viaggi senza meta?
-È tanto che sali sulle auto delle sconosciute?
-Ok, ok, non volevo offenderti. Riformulo. Da dove vieni?
-Che importanza vuoi che abbia da dove vengo o dove sono diretta? L’importante è non perdersi nemmeno un minuto di tutto quello che c’è in mezzo.

Per quanto si sforzasse di essere misteriosa, i suoi occhi non riuscivano a celare un pizzico di tristezza.
Non sapevo niente di lei, ma era come se la conoscessi da sempre.

Parte Prima – Scoprirsi o riscoprirsi?

– Ok, non vuoi parlarmi di te. Dovrò indovinare, allora. Direi che sei dello Scorpione, piena di risorse, portata al rinnovamento e con un grande magnetismo fisico, che poi è ciò che mi ha spinto a salire in macchina. Sicuramente non hai ancora trovato il tuo modello di vita, visto che sei ancora in viaggio. La tua voglia di vivere alla giornata, ogni istante come se fosse l’ultimo, non è una prerogativa del tuo segno, ma penso sia dovuta maggiormente al fatto che sei andata troppo vicino alla morte. Pensavi che i capelli potessero nascondere quella cicatrice? È stato così brutto l’incidente?
– Davvero impressionante! Avresti capito tutto questo guardandomi negli occhi? Sono colpita, vuoi calcolarmi l’ascendente ora?
Una pausa, poi continuò sicura.
– Va bene, se questo è il gioco, allora giochiamo. Tu sei del Toro, testardo, presuntuoso, non incline al cambiamento e questo mi fa chiedere perché tu sia salito in macchina. Anche tu possiedi un discreto magnetismo, che poi è ciò che mi ha spinto a invitarti a salire. Sei insicuro e questo non appartiene al tuo segno, è da quando ti sei seduto che non fai che pensare se stai facendo un errore oppure no. Non sei così bravo a nasconderlo. Allora, da chi stai scappando?
– Probabilmente da me stesso.
– Non hai ancora trovato la tua strada, vedo.
– L’avevo trovata, ma ora sono senza lavoro e senza fidanzata. Ho solo voglia di ricominciare da capo.
Silenzio.

La strada correva veloce e io ero stranamente sereno in macchina con un’estranea e senza una meta. Poi lei disse qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la mia vita.

– Anch’io ho solo voglia di ricominciare. Tu scappi da te stesso, io invece, sto inseguendo me stessa. Non sono qui per caso. Davvero non mi riconosci, Luca?
Parte Seconda – Nel nome del padre

-Devi venire con me.
-Prima voglio sapere chi sei e come fai a conoscermi.
Mi feci serio e iniziai ad agitarmi. Quello non era più un gioco. Non mi trovavo più in auto con una sconosciuta e non stavo partendo senza meta. Il mio destino era scritto, la strada da percorrere già disegnata.
-Non abbiamo tempo. Ho prenotato un volo per Londra, il check-in è fra pochi minuti. Ti spiegherò in volo.
Una voce all’aeroporto: “Il volo della British Airways per Londra è in partenza dall’uscita ventuno”.
-Ma ho solo quindici euro con me.
-I soldi non sono un problema, ho un fondo per le emergenze che mi ha lasciato mio padre.
-Dove stiamo andando?
-Londra.
-Perché Londra?
-Tuo padre..
-Lascia stare mio padre. È morto quando avevo quattro anni in un incidente stradale insieme a mia madre.
-Lo so o, meglio, so dell’incidente, ma solo tua madre morì in quel terribile scontro. Tuo padre si salvò per miracolo e con lui c’era una bambina di nove anni.
-Che cosa vuoi dirmi?
-Ti sto dicendo che tuo padre è vivo, ma ora è in pericolo. Mi ha chiesto di cercarti e portarti con me. Sei l’unico che può salvarlo.
-Vuoi dire che mi ha abbandonato e dopo ventitré anni, solo perché è in pericolo, viene a chiedere il mio aiuto?
-Ti ha dato in affidamento per proteggerti. Era troppo pericoloso tenerti con lui. Quello in cui morì tua madre non fu un incidente, ma un attentato e la vittima doveva essere tuo padre. Nostro padre. Luca, io sono tua sorella.
Ci fu un attimo di silenzio, proprio mentre l’aereo era pronto per decollare. La spinta mi attaccò al sedile e per un momento ebbi paura.
Avevo fatto di tutto per evitarlo, ma alla fine il destino mi aveva trovato.
Parte Terza – London Code

-Lo hanno preso. Voleva lasciarti fuori da tutto questo per non farti soffrire ancora.
-Cosa devo fare?
-Il Codice. La chiave per decifrarlo è nella tua testa. Solo la soluzione esatta ci porterà da nostro padre.
Non avevo abilità particolari, a parte aver vinto qualche torneo di scacchi al liceo, come potevo decifrare un codice di cui non avevo mai sentito parlare?
-Erano arrivati anche a te.
-Che vuoi dire?
-La tua ragazza. Era una loro agente sotto copertura.
-Ma loro chi? Di cosa stai parlando?
-Doveva controllare che nostro padre non ti contattasse. Volevano usarti come esca per farlo uscire allo scoperto.
Atterrammo all’aeroporto di Heathrow. Salimmo sulla berlina scura e sfrecciammo verso il centro. Ci fermammo vicino St. James Park. Il Tamigi scorreva lento. L’edificio era in stile Vittoriano, avrei detto di fine ‘800. Entrammo in una stanza con un’immensa libreria e una scrivania in legno massiccio. Le sedie sembravano troni e il velluto delle tende era rosso vermiglio. Sulla scrivania, aperto circa a metà, un grosso e antico tomo con dei segni indecifrabili.
-Non è nessuna lingua conosciuta. Abbiamo provato con ogni tipo di cifrario, persino quelli militari. Questo è il Codice che ho ricevuto da tuo padre e che, grazie a te, dovrebbe portarci da lui. Non lo deludere.
Iniziai a sfogliarlo. C’era un foglio piegato a metà. Lo misi in tasca senza dare nell’occhio. Continuai a sfogliare. Niente. Camminai verso la finestra, avanti e indietro. Niente. Non capivo come avrei potuto decifrare quel codice. Iniziai a innervosirmi e a dubitare di farcela. Poi la campana suonò e nella mia mente continuava a rintoccare un pensiero insistente. La Torre posta all’angolo nord-est di Palazzo Westminster e il nome del suo famoso orologio mi fece pensare all’altrettanto famosa teoria dell’espansione dell’universo. Big Bang.
Valeva la pena provare.
Parte Quarta – La liberté éclairant le monde

Espansione e raffreddamento da una situazione iniziale di alta densità e alto calore. Non è stata un’esplosione a generare l’universo come lo conosciamo. E ora quel tomo era il mio universo. Un’evoluzione di simboli la cui interpretazione mi avrebbe portato da mio padre o almeno così speravo.
-Parigi.
Parlai senza esitare e Francesca mi spiazzò baciandomi su una guancia.
-È strano qui è nominata anche New York.
-So io perché.
Mi prese per mano e iniziammo a correre fino alla macchina. Di nuovo Heathrow. Atterrammo al Charles de Gaulle. Parigi era bellissima in quella stagione e come al solito piena di turisti di ogni parte del mondo.
Alla stazione aspettammo pochi minuti, poi un treno della RER ci portò a ridosso della Ile de Cygnes. Dal 1889 lì c’era una riproduzione in scala della Statua della Libertà, rivolta verso la “sorella maggiore” posta dall’altra parte dell’Atlantico. Si narra che Bartholdi ed Eiffel crearono l’originale tre anni prima, ispirati dalle strane idee di un barman del caffè dove erano soliti incontrarsi. Questo bizzarro ometto baffuto non faceva altro che ripetere che la libertà è come una donna che illumina tutto ciò che la circonda.
La liberté éclairant le monde.
L’iscrizione sul marmo era inconfondibile. La libertà che illumina il mondo. Avevamo oltrepassato il piccolo recinto ed eravamo davanti alla statua. Ma subito un’altra cosa mi colpì.
-Roma.
-Come?
-Dobbiamo andare a Roma. Il Colosseo.
Alle mie parole tornammo a correre. Mentre il treno ci riportava al Charles De Gaulle, Francesca prenotò un volo per il Leonardo Da Vinci, mezz’ora all’imbarco.
-Cosa cerchiamo in realtà?
-Perché lo chiedi? Cerchiamo tuo… nostro padre.
La seconda esitazione confermò i miei dubbi. La lettera che avevo trovato nel Codice. Mio padre nelle sue ultime volontà non aveva menzionato nessuna figlia.
Francesca mi stava mentendo.
Epilogo – Ancora la Città Eterna

Mentre cercavo di capire cosa stava succedendo la portai in giro per la Città Eterna. Se ne accorse.
-Non stiamo cercando nostro padre?
-Nostro padre?
-Ok, mi aveva detto che eri un tipo sveglio. Sono un agente dell’Interpol britannica. Temevo non mi avresti creduto.
-Perché dovrei fidarmi?
-Perché vuoi rivedere tuo padre e noi vogliamo sgominare l’organizzazione che l’ha rapito. Cercano un manufatto etrusco dai poteri speciali.
-Circo Massimo. L’iscrizione parlava di forma ellittica e corse di carri.
Ci appostammo, aspettando i rinforzi, ma subito arrivò l’auto con i quattro uomini che tenevano mio padre.
Francesca mi lanciò una pistola e mi chiese se sapevo usarla. Non avevo mai sparato. Feci un respiro profondo e la puntai sui due che sorreggevano mio padre. Non si spaventarono.
La ragazza corse in mio aiuto. Colpì uno dei due alla nuca e sparò alla spalla dell’altro.
Il manufatto era al sicuro, l’organizzazione smantellata e mio padre sano e salvo.
Lo abbracciai. Un abbraccio lungo ventitré anni.
Francesca si avvicinò per salutare.
-Ah, Luca, non è stato un incidente, ma una pallottola a provocarmi la cicatrice. Chiamami se vuoi vedere le altre. Mi lasciò il numero di telefono.
Era bellissima, me ne ero accorto solo ora.
Tornai ad abbracciare mio padre e sorrisi per aver compiuto il mio destino.

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